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Alberto Rovida: Disegni, Dipinti e capricci letterari

Racconto di Natale

RACCONTO DI NATALE

Stavo pensando.

Stavo pensando alla Morte... si, proprio alla Morte ma, come dire? Non proprio alla Morte come distacco dall’esistenza biologica, come evento inesorabile e definitivo, come passaggio ad una dimensione inconcepibile per le nostre provate menti, come stato a luogo dove non vi sia distinzione tra il Nulla e l’ Eterno …insomma, non stavo pensando alla Morte come al momento estremo e comunque terrifico con il quale prima o poi ci toccherà far i conti…. no: pensavo alla Morte semplicemente come ad uno dei tanti eventi che si susseguono nel ciclo naturale delle cose.

La pensavo così perché, vista da questo angolo, mi sembra che essa, la Morte, perda molto della sua componente drammatica: mi sembra, anzi, di poterla considerare il compendio e il complemento naturale della vita.

Non ci sarebbe vita se non ci fosse Morte. La vita è azione e perpetuazione dell’ agire: quale vita, quale perpetuazione vi sarebbe se non vi fosse anche la fine, la Morte? Quella Morte per mezzo della quale gli esseri umani si consegnano l’un l’altro il testimone affinchè l’Umanità tutta prosegua nel suo cammino?

Accettiamo pure che la Morte sia un passo doloroso e tragico per coloro che ne sono raggiunti (ma non sempre è così: talvolta essa è desiderata, attesa, cercata, liberatoria), ma pensiamo anche che, nel bene o nel male, ciò che ogni individuo crea, costruisce, agisce o provoca nel corso della propria esistenza contribuisce, sia pure a diverse misure, a perpetuare la vita e l’esistenza per coloro che, nascendo, ne sostituiranno la presenza sul pianeta.

 

Laddove abbiano forma e luogo gli esiti del patrimonio spirituale, la forma concreta del pensiero, la pragmatica sostanza dell' idea o il vago errare del sogno, insomma, ovunque vi sia asserzione di vita, l' esistenza della Morte risulta inevitabilmente avallata.

Il nascere e il morire - gli eventi entro i quali si compie il corso della vita - si trovano in eterna e costante relazione: del primo si acquisisce coscienza ben dopo ch'e' avvenuto e quanto al  secondo, come fatto compiuto, e' destinato a risiedere nel mistero, ma se il primo evento, giorno dopo giorno, si allontana, l' altro si avvicina ineluttabile e, piacciano o meno questi discorsi, e' indubbio che la convivenza con la Morte finisca per divenire un abito usuale.

Benche' l'idea della Morte sia portatrice di sgomento (e certamente a noi, persone normali, poco inclini alle complesse meditazioni sull' eterno che, se non preservano dall' ora fatale, almeno ne leniscono l' opprimenza), la vediamo tuttavia comparire assai di frequente nel nostro quotidiano senza che per questo la nostra attenzione ne sia particolarmente scalfita. Sono innumerevoli le occasioni nelle quali ci si imbatte nella Morte in maniera del tutto neutra, senza che essa sia causa di traumi allo scorrere indifferente della giornata: quante volte, più o meno consciamente, essa ricorre nei nostri pensieri, o discorsi, come uno dei tanti sostantivi del quale ci serviamo riservando ad ognuno lo stesso, indifferente grado di attenzione?.

La Morte ricorre negli intimi pensieri come nei discorsi di famiglia, tra amici o al lavoro, nelle notizie sentite o lette, al cinema o a teatro, negli scritti di qualunque genere: siano essi di scienza o di letteratura, saggi o trattati, quotidiani o periodici… essa non affranca neppure gli impersonali prodotti della burocrazia: documenti legali, assicurativi, certificativi o notarili, ed è notevole considerare che questa sua onnipresenza è indipendente da quello che può essere lo stato d’animo, la mansione o la condizione del momento: ci si può sentire lieti o tristi, entusiasti o depressi, concentrati o disimpegnati, seriosi o faceti: si nominerà la Morte, la si sentirà nominare, se ne scriverà, ci si rifletterà, ci si riferirà, mantenendo comunque la mente e la coscienza ben lontane dall’ immane mistero che la Morte reca con sé. Ed e' giusto sia così, perchè gli avvenimenti premono e le trame dell’esistere incalzano.

Insomma: se anche non ci si fa caso, oppure ci si adopera per ignorarla, pure la si incontra spessissimo: parlando e ascoltando, leggendo e guardando. Ma il cammino continua perchè la vita chiama e la parola, come il pensiero, la lettura, la scrittura, l’arte, lo studio, il lavoro o la preghiera, sono l’essenza stessa della vita ed aprono alla vita sino ai suoi confini ultimi, sino a quando lo scorgere della Morte che occhieggia a noi da ancor lontani orizzonti, non divenga parte di un panorama familiare.

Del resto, s’è detto poc’anzi che la Morte esiste in quanto esiste la vita ed e', a ben pensarci, l' unica vera certezza che quest' ultima ci offra.

E poi la Morte e' necessaria: quasi nessuno, o forse nessuno in assoluto, credo, accetterebbe davvero la vita eterna se questa mantenesse all' infinito le stesse caratteristiche e prerogative di questa nostra vita che noi chiamiamo "terrena"… Perchè, allora, aborrire la Morte per il solo fatto che il suo agire e' inappellabile?

Per chiuderla: quello della Morte e' un tema complesso che, così posto, diramerebbe una vastità di temi attinenti assolutamente non percorribile, ne' approfondibile in questo cappello introduttivo che avrebbe voluto essere breve. Meglio, adesso, passare ad altro.

Bene. Considerazioni come quelle sopra esposte, così perentorie ed anche alquanto sinistre, non predispongono certo l'animo dell’eventuale lettore ad accogliere serenamente un racconto che avrebbe per tema una festa cara ed intima come il Natale: Natale, Morte, che c’entreranno mai?....

Convengo senz’altro che la Morte, come argomento per attaccare con un racconto natalizio, se non proprio fuorviante, sia poco indicativo delle intenzioni che vorrei manifestare, ma invito chi mi legge a tralasciare i pregiudizi ed a seguirmi ancora per un poco.

Quella che viene ora altro non e' che la rielaborazione di un breve racconto di autore anonimo del secolo diciannovesimo che mi parve assai efficace per il tema trattato, ma che, per la sua scarna esposizione, subito considerai essere un' occasione perduta: esso tramanda infatti l' immagine di una Morte arida e crudele, nemica di Dio e degli uomini, mentre abbiamo visto come essa sia spesso pietosa e, comunque, emetica. Aggiungo che, in finale di racconto, l’anonimo volle che fosse Dio stesso a bistrattarla, la Morte, spregiandola quasi non fosse stato Lui in persona a volerla.

Troppo facile m’e' quindi sembrato lo sforzo di rimaneggiarlo un tantino e forse più, questo piccolo racconto, perché toltogli quel che di retorico e di scontato, rinunciassi a restituire alla Morte la sua umanità e a renderle, infine, un po’ di giustizia.

 

 

Eccolo, allora.

 

Come tutti sanno, la festività del Natale inizia alla mezzanotte del giorno 24 di dicembre quando, come tradizione vuole, nasce il Bambino. E così e' in tutto il mondo.…In tutto il mondo tranne che a Cresburg, minuscolo paesetto dell' Alta Sassonia dove, invece, il Natale inizia a mezzanotte e dieci.

La ragione del ritardo e' molto antica e risale a vari secoli or sono, quando colà' viveva una vecchietta di nome Grethe.

Grethe era sola al mondo e molto povera; gli stenti e la solitudine l' avevano resa anche un pò picchiatella. Non che fosse pericolosa o cattiva: fissata, magari, ma cattiva no di certo.

Aveva, anzi, un' abitudine: tutti gli anni, all' appressarsi del Natale, pigliava i ferri e confezionava una maglia di lana perché, così diceva:

- Ora che nasce il Bambino, bisognerà bene fargli trovare qualcosa a che non prenda freddo... qui l' inverno è rigido assai...

E con qualche gomitolo di lana rimediato chissà dove (forse disfacendo il lavoro dell' anno precedente) si metteva senz' altro all' opera.

Anche quell' anno il Natale venne e trovò Grethe intenta alla sua gioiosa e ormai inderogabile fatica.

Era la vigilia e, nella sua misera abitazione, la vecchietta sferruzzava di lena perché, inspiegabilmente, era in ritardo.

Già la sera stava calando e, data l' ansia di terminare entro il poco tempo rimastole, non aveva nemmeno cenato; non sentiva più neppure il freddo che, da mille spifferi, entrava a folate vanificando il povero focherello che, non più alimentato, ormai agonizzava.

Del tutto presa dal suo fare non si accorgeva proprio di nulla.... ma quel soffio di ghiaccio, improvviso e penetrante, che ad un certo punto parve ricoprire di sé tutte le cose, quello, non lo pote' ignorare: c' era qualcosa di mutato nell' aria che sentì ad un tratto umida e stagnante.

Levò lo sguardo.

Ritta dinnanzi a lei, cupa, immobile, inesorabile, stava la Morte.

Tante volte Grethe aveva provato ad immaginarsela, la Morte, e con il passare degli anni aveva preso a considerarla sempre più serenamente. Era bensì convinta che, per come si era ridotta, le sarebbe stata di sollievo.

Non si spaventò, quindi, ed anzi, in altro momento, le avrebbe rivolto un saluto amichevole; ma adesso il suo arrivo la preoccupava e glielo disse:

- E' l' ora, vero?

La Morte annuì, grave.

- Senti, tu ci creda o no, sono felice di vederti, ma il fatto e' che ora non posso... voglio dire che non posso seguirti subito...

- L' ora della Morte è l' ora di Dio - scandì gelida la Morte, dissimulando una certa sorpresa.

- Lo so, ma non voglio mancare verso Dio, voglio solo... vorrei poter finire questa maglia di lana. Sai? tra poco nascerà il Bambino e non può stare senza maglia di lana, col freddo che fa... non potresti aspettare?

Una richiesta di tal fatta non doveva essere usuale neppure per la Morte, che pure ha un' infinita esperienza delle cose del mondo (potremmo persino dire che nessuno, meglio della Morte, conosca la vita). Comunque fosse, il suo scheletrico aspetto non tradì alcuna titubanza quando, con la solita voce glaciale, essa rispose:

- E quanto ti servirebbe?

Fatto un rapido calcolo, la vecchietta disse:

- Due ore,... sì, due ore basteranno.

- Due ore di ritardo nel rispondere alla chiamata di Dio, sentenziò la Morte con voce atona e irrigidendo lo sguardo davanti a sè, equivalgono a duecent' anni di pena da scontarsi tra le fiamme del Purgatorio.

All' udir ciò, Grethe non rimase indifferente: non era, quella, una notizia che le facesse piacere. Tuttavia, dopo un attimo di riflessione e svanito l' effetto del perentorio dire della Morte, così ragionò:

- Sono vecchia, come sai, e la mia vita è stata dura. Non so neppure io come sia riuscita ad arrivare così in là con gli anni e, sai? Per quanto vada indietro con i ricordi, non trovo nella mia vita passata un solo momento facile... Duecento anni hai detto? E sia. Non ho conosciuto il Paradiso e un pò di Purgatorio non sarà una gran sofferenza.

- E poi, continuò, cosa saranno mai duecento anni? Là dove andremo, il tempo non finirà.

- Come vuoi, concluse la Morte, indi si sedette in un angolo e non si mosse ne' parlò più.

La presenza e l' atteggiamento della Morte non diedero imbarazzo a Grethe, impegnata come fu, da quel momento, ad impiegare convenientemente il tempo che le restava.

La notte era ormai calata. Dati gli ultimi tremolii, il fuoco si era spento e le braci, ad una ad una, annerivano tra la cenere.

Mancava poco a mezzanotte quando la maglia fu finalmente terminata.

- Andiamo, disse asciutta la Morte, alzandosi, Lui verrà da dove noi siamo diretti. Lo incontreremo cammin facendo.

Raccolta con cura la maglia, Grethe si alzò a sua volta e senz' altro la seguì.

Con incedere sempre eguale, andava avanti la Morte. Un passettino dopo l' altro, la vecchietta le arrancava dietro.

Uscirono silenziosamente dal paese e si avviarono per una strada dritta che si perdeva all' orizzonte.

Dopo qualche momento, si udì in lontananza qualcosa che assomigliava ad un canto e, dal fondo della via, quasi subito apparve, in una nuvola splendente di luce, un volo di angeli che intonavano un inno soave.

Seguito dalla nuvola ed al riparo di essa, un Bambino bellissimo veniva verso di loro.

Si volse un’ attimo verso Grethe, la Morte, pur continuando ad avanzare.

I due insoliti gruppi erano ormai prossimi e quando i loro cammini si incrociarono, il Bambino si fermò a guardarli incuriosito.

Anche la Morte ristette e, per un lungo momento, tutti rimasero fronte a fronte, in silenzio... tutti, tranne la vecchietta, che con passo malsicuro ma trionfante, si avvicinò al Bambino e, inginocchiataglisi davanti, gli mise al collo la maglia di lana... che Lui subito indossò:

- Grazie!, dicendo, è il primo regalo che ricevo ed è quanto mai gradito, col gelo che c'è stanotte!

- Eh, fece Grethe ormai rasserenata, è stata dura quest' anno, sai? Ma alla fine ci sono riuscita lo stesso.

- Davvero?, celiò il Bambino simulando stupore, ma si rifece subito serio allorché ebbe riconosciuto la Morte che sostava nell' ombra, pochi passi più in là.

Staccandosi dalla vecchietta, le si avvicinò.

- E' giunto il suo tempo?, le chiese sottovoce.

- Il suo tempo è già trascorso, rispose secca la Morte e, additando con la sua mano adunca la maglia di lana, continuò:

- Ma per terminare codesto lavoro essa ha disobbedito alla chiamata. Perciò l' ho condannata alle fiamme del Purgatorio: ci stavamo appunto andando.

- Come?! In Purgatorio?!, parve stupirsi il Bambino.

- In Purgatorio, certo!, rispose asciutta la Morte, così è scritto!

- Eh già!, rispose il Bambino riprendendo contegno, …in Purgatorio: così sta scritto per coloro che...

Rimase un attimo a riflettere e poi, recuperata la sua serena disinvoltura, si rivolse alla Morte, col tono di chi si informa:  

- Certo che tu sei sempre in viaggio, sempre in movimento!... Tante volte mi chiedo se mai ti sia capitato di fermarti, di provare il sollievo di una sosta...

- Il cammino della Morte non ha fine, rispose quella col solito tono grave ed impersonale.

- Già, infatti. Per questo pensavo che anche a te, per una volta, dovrebbe essere concessa una tregua... un poco di riposo, anche breve…. anche solo per una notte, questa notte, magari, che è la notte di Natale…. E domani… domani potresti riprendere la tua strada... Che ne dici, ti andrebbe?

E scorgendo nella Morte come un fare interrogativo, aggiunse:

- Ah, per quanto riguarda lei, accennò fuggevolmente alla vecchietta, conosco la strada e posso provvedere io!

Per quello che la sua ossuta fisionomia le consentiva, la Morte accennò un sorrisetto, ma, tosto ricomponendosi, rispose severa:

- Tu? Ma via, starai scherzando! Non sai che e' mezzanotte e che in paese ti aspettano?

- Si, che lo so, rispose il Bambino tranquillo, ma il Natale non sarà meno bello se anche inizierà con qualche pò di ritardo. Non ti dare pensiero per questo e vai, vai pure e cerca di godertela, la tua nottata di riposo!

Non c' era altro da dire.

Congedata che si fu la Morte, il Bambino tornò da Grethe e, fattala rialzare, la prese per mano e si incamminò con lei lungo la strada dalla quale era appena arrivato.

Ad accompagnare la vecchietta in Paradiso e a ritornare indietro gli ci vollero all' incirca dieci minuti.

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