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Alberto Rovida: Disegni, Dipinti e capricci letterari

Eduardo De Filippo e la Paura

Dovessimo mai dare un nome a ciò che incombe sul mondo, sull'umanità, la domina e forse anche la muove verso nuove prospettive di vita e di emancipazione (e chissà dove altro) non direi mai sia "la curiosità" o "l'avventura" o, ancora, "il bisogno". E neppure il tendere verso tutto ciò che è lontano, grande, eterno, assoluto. No proprio. Direi che il motore del mondo, quello che mette in azione tutti gli altri meccanismi della scoperta sia unicamente la Paura. In genere non ho paura: quasi nulla mi spaventa davvero, tranne la Paura: quella si che mi fa davvero paura!.... Lungi da me l'intenzione di far giochi di parole! Quando dico che la paura mi fa paura è solo perchè ho pensato molto e molto ho valutato prima di arrivare a capire cosa davvero mi spaventi. Prima di dare un nome assai preciso a ciò che per me è "Paura". Ed ormai lo so. Anche se questo non mi aiuterà a crescere. Perchè ciò che mi fa paura è qualcosa di infinitamente potente (lo disse anche Einstein), la forza più potente che ci sia e contro cui non si lotta. Per essere, ora, a questa conclusione sono in debito con Eduardo De Filippo che nel 1928 scrisse una poesia che riflette benissimo la mia idea della paura. Mi bastò leggerla una volta per capire tutto... e per rassegnarmi al destino che stabilì, per me come per Eduardo e per molti altri ancora, di metterci in conflitto con un nemico invincibile.

La poesia di Eduardo si intitola, propriamente, "  'A paura mia " ed è del 1928! Ho creduto di far bene inserendo la traduzione a fianco.

 

                                   Tengo nemice? Faccio 'o paro e sparo               Ho dei nemici? Faccio pari e dispari

                                   ‘E ttengo mente e dico: “Stongo ccà!               Li tengo a mente e dico a ciascuno: “sono qua!”   

                                   E non tremmo si sent’ ‘e dì: “Te sparo!”             E non tremo se sento dire “Ti sparo!”

                                   Chillo c’ ‘o ddice, ‘o ddice, nun ‘o ffà.                Chi lo dice, lo dice solamente, non lo fa.

                                   Se è p’ ‘o buciardo, nun me movo, aspetto         Se poi è un bugiardo, non mi muovo, aspetto

                                  (‘A buscia corre assaie, ma campa poco).           (La bugia corre molto, ma vive poco).

                                  ‘O vuò vedè? ‘O canusce comm’ ‘o “sette”          Vuoi vedere? La riconosci come il “settebello”

                                  Va pè parlà, se fa una lamp’ ‘e fuoco.                Come se ne parla, si brucia in un lampo.

                                  ‘A calunnia? Eh, chella “è un venticello”,             La calunnia? Eh, quella è un venticello,

                                  dico vicin’ a ‘o viento: “Nun scuscià?”                Posso dire al vento “non soffiare”?

                                  Quann’ha fatt’ ‘a sfucata vene ‘o bello,              Quando si sarà sfogata verrà il bello,

                                  e allor’ accuminciamm’ a ragiunà.                      E allora cominceremo a ragionare

                                  E manco ‘a morte, si me tene mente,                 E neppure la morte, se ci penso,

                                  me fa paura. ‘A morte è generale.                     Mi fa paura. La morte è generale,

                                  Ll’ uommene so’ rumanze differente,                  Ogni uomo è un romanzo diverso

                                  ma tenen’ una chiusa, unu finale.                     Ma tutti hanno la stessa chiusa, lo stesso finale.

                                  M’arrobbano? Arreduco mmiez’ ‘a via?                Mi derubano? Finisco in mezzo alla strada?

                                  J’ fatico e addevento chillu stesso,                   Io lavoro e ridivento lo stesso di prima

                                  ma, quanto voglio bene a mamma mia,              ma per il bene che voglio a mamma mia

                                          a mme me fa paura sul’ ‘o fesso!                       A me fa paura solo la stupidità!    

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