Pallide riflessioni - Jorge Amado e i due mariti di Dona Flor

Pallide riflessioni.... (dalle ore 00 alle ore 1.30 del 27/10/99)

...o meglio, sfoghi innocui della mente al termine di una delle tante giornate piu’ o meno vanamente trascorse tra i futili baloccamenti che un’ epoca con poca ragion d’essere impone a tutti noi, forse per cullare l’ illusione di una nuova, impossibile rinascenza.

Non t’aspettare, ignoto e casuale lettore/trice, all’ alba della mezzanotte, riflessioni altisonanti, ne’ profonde e compulsate meditazioni, anche perche’ il mio desiderio e’ di divagare verso qualche attimo di serena allegria, di quelli che di piu’ fanno sorridere lo spirito, anziche’ alterare la fisionomia facciale, di quelli per concedersi i quali, le occasioni non sono mai troppo frequenti.

.....Cosi’ ho percorso la mia libreria alla ricerca di quell’ ispirazione che il caso, cui volevo lasciare briglia libera, mi avrebbe suscitato.... E il caso ha fatto il suo lavoro, facendomi imbattere in un libro di Jorge Amado: “Dona Flor e i suoi due mariti”.

La trama e’ semplice e curiosa: Dona Flor, giovane di grande bellezza, fascino e virtu’ e’ sposata a Vadinho Guimaraes, un simpatico scapestrato, fannullone e, peggio che mai, fanatico del casino’ e della roulette dove dissipa tutto quanto riesce a sottrarre alla moglie, che lo mantiene.

Di piu’: Vadinho e’ pure affascinante e sfrontato e, grande amatore, si concede innumerevoli “pizzicorini”..... Nulla pero’ potrebbe distoglierlo dal suo capriccio prediletto, dal pizzicorino preferito sopra tutti, quello che “sa di pepe e di miele”, che lui ama e che in assoluto gli dà il maggior piacere nello “spassarsi” (un altro suo modo di dire).

Nulla, insomma, potrebbe essergli preferibile a sua moglie Flor, che, almeno in quel modo, rende felice e dalla quale, nonostante tutto, e’ pazzamente amato.

Ma un brutto giorno Vadinho muore per un colpo apoplettico.

Dona Flor non sa rassegnarsi alla perdita di quel mascalzone che tuttavia la faceva sentire viva, ed e’ solo dopo un lungo periodo di lutto stretto che decide di risposarsi, accettando le profferte del dottor Teodoro Madureira, uomo gagliardo e di bella presenza, serio, benestante, posato, metodico, lavoratore e soprattutto fedele.

Un buon marito, insomma. Che non le fa mancare nulla, ne’ di giorno, ne’ di notte (a cadenze regolari, 2 volte la settimana, sabato sera il bis).

Cosi’ Dona Flor raggiunge finalmente una splendida condizione di serenita’..... Di serenita’ e di moderata felicita’.......“moderata” perche’ Teodoro e’ un compagno amorevole e premuroso - certo - perche’ la sua vita le scorre tranquilla, senza problemi di sorta e solidamente incanalata - vero anche questo - ma Vadinho..... come dimenticarselo?

 

Tant’è. Dona Flor in tutta Bahia, per tutti coloro che la conoscono, rimane comunque un esempio di gentilezza, dolcezza, correttezza, bellezza, fedeltà, generosità, serenità, dedizione agli altri, comportamento irreprensibile…. Persino il parroco, Don Venancio, trovandosi a scambiare due chiacchiere con lei, le manifesta la sua gioia nel vedere come essa abbia coronato la sua vita, il suo lavoro, la sua unione con il dottor Teodoro in modo tanto perfetto quanto unico e perciò singolare.

 

“Sapete, Dona Flor? - le dice, più o meno, Don Venancio - quando penso a voi vedo compiuto il progetto di quell’unione ideale tra l’uomo e la donna, così come Nostro Signore vorrebbe che sempre fosse: voi e il Dottore siete l’esempio limpido di una coppia che nulla al mondo potrebbe turbare o scalfire. In voi vedo realizzata la felicità perfetta nel nome del Signore!”….

“Non dite così, Don Venancio - gli risponde con un impercettibile velo di malinconia Dona Flor - non dite così: siamo esseri umani e il cuore di tutti noi è come un pozzo buio e profondo e nemmeno noi stessi riusciamo a vedervi fino in fondo”.

 

Come spiega Amado, nello stato di Bahia tutto puo’ accadere, cosi’ nulla di strano se, con un semplice rito magico officiato da una delle tante santone che operano cola’ (“Sciogli sulla sua tomba il nastro che avvolge questi fiori: il suo spirito sara’ liberato”), Flor, rientrando un pomeriggio nella sua bella ed ordinata casa, si trovi di fronte Vadinho....

Non e’ che uno spirito che nessuno puo’ vedere tranne lei, ma che per lei sola mantiene tutte le caratteristiche della persona normale, ivi comprese quelle tattili, accompagnate da quei sani appetiti che, da vivo, sapeva soddisfare tanto bene.

“Perche’ sei tornato?”

“Perche’ mi hai tanto chiamato!”

“Va bene, mi ha fatto piacere rivederti, ma adesso vattene, sta per tornare mio marito.”

“Beh? E io che sono? Anche io sono tuo marito!”

Inutile dire che Vadinho non se va ed anzi, con serena impudenza e per nulla contrariato di dover condividere la moglie con un altro (“Ehila’, socio! Come andiamo oggi?", esclama allegramente incrociando il dottor Teodoro mentre, compito, porge il braccio a Flor) profittando del fatto di essere invisibile, non cessa di insidiare, spiare, strusciare, palpeggiare, accarezzare, eccitare, imbarazzare, innervosire, agitare e sconvolgere quella creatura virtuosa ed appetibile che fu sua moglie la quale, di suo, sente la propria fermezza sfarinare giorno dopo giorno.

  

A farla breve, dopo lunga resistenza, Dona Flor cede e “tradisce” il secondo marito con lo spirito del primo, il quale prende stabile alloggio nella casa di lei e del dottor Teodoro.

Superati gli ultimi scrupoli, Flor ora e’ felice: ha accettato la situazione e, si puo’ dire, non le manca davvero piu’ nulla.

Questo e’ il finale del romanzo, che descrive l’ uscita di Flor e Teodoro dalla messa mentre Vadinho, ovviamente invisibile a tutti, cammina al loro fianco.

“...........

 "Guardatela!... che forme, che bellezza di donna! Uno schianto! E si vede che e’ soddisfatta, che non le manca nulla ne’ a tavola,    ne’ a letto. Sembra perfino una che ha un amante e sta mettendo le corna al marito!"

 

 "Non lo dire!....Se c’e’ una donna perbene a Bahia, quella e’ Dona Flor!"

 "D’accordo, lo sanno tutti che e’ una donna onesta. Quello che voglio dire e’ che quel dottore e’ un furbone! Gli faccio tanto di

  cappello, non avrei mai pensato che ce la facesse a contentarla. Con un pezzo di figliola come quella, cosi’ sculettante, ci vuole

  molta capacita’.

Con gli occhi accesi termino’:

 "Guardatela come si dimena. La faccia ce l’ha seria, ma le anche - guardatele! - tutto un movimento: sembra perfino che qualcuno

  la stia toccando... felice mortale, quel dottore!

 

Al braccio del felice mortale Dona Flor sorride affabile: ah, quella mania di Vadinho di accompagnarla per strada toccandole i seni e le natiche, svolazzandole attorno come fosse la brezza del mattino. Di un mattino lavato di domenica, in cui passeggia Dona Flor, lieta della sua vita, soddisfatta dei suoi due amori.

  

E qui finisce la storia di Dona Flor e dei suoi due mariti, narrata in tutti i suoi particolari e in tutto il suo mistero, chiara e oscura come la vita stessa.

Tutto e’ accaduto come e’ stato narrato, chi non vuol credere, non ci creda. E’ accaduto a Bahia, dove tali cose magiche avvengono senza causare meraviglia. Se ne dubitate, domandatelo a Cardoso e lui vi potra’ dire se e’ o non e’ vero. Potrete trovarlo sul pianeta Marte o all’ angolo di una qualsiasi strada, nei quartieri poveri della citta’.”