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Alberto Rovida: Disegni, Dipinti e capricci letterari

Racconto di Natale

RACCONTO DI NATALE

Stavo pensando.

Stavo pensando alla Morte... si, proprio alla Morte ma, come dire? Non proprio alla Morte come distacco dall’esistenza biologica, come evento inesorabile e definitivo, come passaggio ad una dimensione inconcepibile per le nostre provate menti, come stato a luogo dove non vi sia distinzione tra il Nulla e l’ Eterno …insomma, non stavo pensando alla Morte come al momento estremo e comunque terrifico con il quale prima o poi ci toccherà far i conti…. no: pensavo alla Morte semplicemente come ad uno dei tanti eventi che si susseguono nel ciclo naturale delle cose.

La pensavo così perché, vista da questo angolo, mi sembra che essa, la Morte, perda molto della sua componente drammatica: mi sembra, anzi, di poterla considerare il compendio e il complemento naturale della vita.

Non ci sarebbe vita se non ci fosse Morte. La vita è azione e perpetuazione dell’ agire: quale vita, quale perpetuazione vi sarebbe se non vi fosse anche la fine, la Morte? Quella Morte per mezzo della quale gli esseri umani si consegnano l’un l’altro il testimone affinchè l’Umanità tutta prosegua nel suo cammino?

Accettiamo pure che la Morte sia un passo doloroso e tragico per coloro che ne sono raggiunti (ma non sempre è così: talvolta essa è desiderata, attesa, cercata, liberatoria), ma pensiamo anche che, nel bene o nel male, ciò che ogni individuo crea, costruisce, agisce o provoca nel corso della propria esistenza contribuisce, sia pure a diverse misure, a perpetuare la vita e l’esistenza per coloro che, nascendo, ne sostituiranno la presenza sul pianeta.

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Autoritratto

Autoritratto: La storia del Gatto che se ne infischia

 

(ovvero: come spiegare la propria condotta senza per questo volerla giustificare)

 

 Non me ne vorra' il grande Kipling se prendo a prestito una sua novella e mi permetto di rimaneggiarla, anzi di riadattarla a mio personale uso, per avventurarmi nelle spire di quella che, come spiega il titolo, vorrebbe essere la sincera e franca esposizione di cio' che non esito a definire un aspetto meschino del mio modo di essere.

Più che un aspetto, lo definirei una conseguenza riprovevole, alimentata da un lato nefando del mio carattere, non immediatamente percettibile (essendo inodore ed insapore come certe sostanze tossiche) che, come se non bastasse, si accompagna ad altri miei aspetti caratteriali similarmente negativi, talche' una vera e buona coscienza non avrebbe di che inorgoglirsene o d’ andarne fiera.

Assicuro pero' chi mi legge che dei testè citati ulteriori aspetti caratteriali negativi, in questo preciso istante non ne ho memoria.

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